sabato 10 agosto 2013

E' già Palio 6) San Lazzaro, continua il rinnovamento del rettore Carlo Biamino


Il rinnovamento iniziato lo scorso anno dal rettore Carlo Biamino è proseguito anche durante il 2013. "Abbiamo puntato molto sui giovani-  racconta il rettore giallo - verde -  anche perché per noi di San Lazzaro le cariche non sono e non rappresentano uno strumento di leadership ma semplicemente un modo per cercare di mettere insieme le risorse per creare progetti per il futuro del nostro Comitato".
Carlo Biamino parla anche del nuovo stile che San Lazzaro ha messo in campo rispetto agli scorsi anni: "ci accusano di non voler partecipare ad alcune manifestazioni collaterali del palio, come per esempio quella del Superprestige:  la nostra è una decisione che è già stata presa con Remigio,  lo scorso rettore.   



IL PALIO SECONDO CARLO BIAMINO

Per raccontare il mio rapporto con il Palio dico sempre che la prima volta che ho visto la Festa avevo 4 mesi. Il Palio è molto nella mia vita: non so come spiegarlo in maniera semplice. E' un insieme di  emozioni, suoni e sensazioni che per me è unico nel suo genere, non passa giorno che io non pensi al Palio: è una cosa che ti prende via via ogni giorno di più 
Ricordo l'esperienza che ho provato lo scorso anno per la prima volta seduto in tribuna vicino la mossa:  è una cosa che non avevo mai provato prima in vita mia 



SAN LAZZARO AL PALIO 

Come lo scorso anno San Lazzaro monterà Dino Pes, vincitore del Palio di Legnano.  "Certamente -  commenta Biamino - la vittoria al Palio di Legnano è un ottimo biglietto da visita ma ad Asti la storia sarà diversa. Comunque il nostro rapporto con Dino è ottimo e tra breve sceglieremo il cavallo per la corsa di settembre".



Le “masche” nel medioevo astigiano: fattucchiere e fate

Masca è un termine piemontese molto diffuso nell’Astigiano derivato dal longobardo “maska”, 
che indicava l’anima di un morto, era prevalentemente utilizzato per indicare streghe e 
fattucchiere. Con questa valenza è già utilizzato nell’editto di Rotari nell’anno 643 e nel XII 
secolo da Gervasio da Tilbury. 
Nella tradizione medioevale piemontese le Masche erano donne apparentemente normali, ma 
dotate di facoltà sovrannaturali tramandate da madre in figlia. Avevano il potere della 
trasformazione in animali considerati negativi come gatti (perseguitati insieme alle padrone), 
capre, pecore e bisce. Venivano incolpate di eventi naturali infausti come le grandinate (masche 
tempestarie) e disgrazie, quali sparizioni di bambini e malattie. Numerose le leggende sui 
metodi dell’ammascamento degli uomini, sedotti dalle grazie di queste donne che potevano 
cambiare aspetto. Nella nostra tradizione frequentavano la chiesa e ricevevano i sacramenti 
come tutte le altre donne della comunità, ma poi durante la notte compivano magie e sortilegi 
grazie a formule e incantesimi contenuti nel Libro del Comando.
Di indole raramente malvagia, ma sempre capricciosa, dispettosa e vendicativa, le Masche 
potevano anche operare il bene come guaritrici e protettrici. 
Queste “Masche buone” nell’iconografia tradizionale appaiono molto simili alle fate: di 
sovraumana bellezza, vestono lunghi abiti variopinti e venivano identificate con gli animali
tradizionalmente docili (colombe, farfalle, cervi). Erano invocate per la protezione e la 
guarigione di bambini, uomini ed animali. Amate o temute da nobili e popolani, venivano 
contrastate con pozioni alla malva, tenute a distanza dai filati delle vergini e da amuleti religiosi 
e profani come croci, sacchetti di sale e ferri di cavallo arroventati oppure propiziate con rami 
fioriti.
Mentre questo aspetto solare delle Masche, pur tramandato dalla tradizione, non è attestato 
nelle fonti astigiane, il timore per il lato oscuro del sovrannaturale è documentato dagli Statuti: 
il Codice Catenato al Cap. capitolo CVII (“Exterminandam de civitatis Astensis posse et districtu 
diabolicam affatturariorum et affatturariarum operationem et doctrinam”) condanna 
fattucchiere, streghe e maghi, che, scoperti, erano puniti con la tortura e il rogo.
Il Borgo San Lazzaro intende rievocare queste figure che rappresentavano il lato magico e 
fiabesco della donna medioevale e i numerosi rimedi che la popolazione utilizzava per 
esorcizzarle o evocarle.