giovedì 3 settembre 2015

Verso il Palio 17) San Marzanotto ritenta la fortuna con Voragine





San Marzanotto si ripresenta al canapo con Alessandro Chiti, detto "Voragine". Il fantino ha un rapporto consolidato con San Marzanotto, a cui recentemente ha anche regalato un accesso in finale. Da parte del borgo l'obiettivo è uno solo: quello di stringere tra le mani il primo drappo della sua giovane storia
BORSINO:

 



TEMA DI SFILATA



I mille volti della donna nel medioevo: tra purezza e superstizione 



Fisicamente deboli, moralmente fragili, le donne erano considerate nel Medioevo creature da proteggere dagli altri ma anche da se stesse. Di alto lignaggio o di umili origini, la loro nascita provocava nei padri l’angoscia per la dote. Apparentemente timida e riservata, la donna medievale viveva tutta la sua vita in sudditanza all’interno di una società che era prettamente maschilista. Le fanciulle di nobili natali trascorrevano le loro giornate accanto alle madri per apprendere i segreti della vita matrimoniale che le avrebbe attese e nel contempo imparare a diventare esempio di virtù per le donne dei ceti inferiori. La superiorità sociale concessa loro da Dio le obbligava ad un rispetto, almeno apparente, delle rigide regole morali dell’epoca. Le cronache del tempo non fanno mistero del fatto che, man mano che si scendeva nella scala sociale, i valori si stemperavano, si diluivano le norme e si allentava la disciplina; era pertanto necessario che dame e principesse impersonassero il modello di virtù a cui rifarsi. Tra mito e leggenda, a protezione della classe nobiliare si ponevano le armate, vergini guerriere di sangue reale dal poderoso coraggio che, in rare circostanze, si armavano e sostituivano i cavalieri preposti alla difesa, impersonando le celebri Amazzoni dell’immaginario collettivo. Nella città di Asti, si registra la presenza di bellissime ricche dame, appartenenti alle varie casate magnatizie, fregiate di ornamenti d’oro e d’argento e di vesti sontuose. La popolazione rurale femminile era di fatto la più numerosa, nelle campagne del contado le donne erano dedite alla cura della prole, della casa ed alle attività ad essa connesse. In presenza o meno di autentiche vocazioni, alcune fanciulle delle famiglie magnatizie astigiane erano indirizzate nei monasteri, come quello urbano di Sant’Anastasio, dove pur vivendo in isolamento e dedite alla preghiera conducevano una vita agiata in luoghi ritenuti sicuri. Incatenate per il sospetto di malefici e sortilegi, le streghe, o fattucchiere, per lo più vedove o donne di umili origini, erano oggetto di persecuzioni che culminavano spesso in torture e condanne al rogo; i segni indicatori di stregoneria erano gatti neri, capelli rossi e un neo nell’iride dell’occhio ritenuto segno del diavolo.