mercoledì 10 settembre 2014

Aspettando il Palio 20) Canelli ... tre domande a Lorenzo Nervi



Per il Comune di Canelli, il rettore Giancarlo Benedetti ha scelto Lorenzo Nervi, vicerettore.



Lorenzo,  racconta come sono stati i tuoi inizi nel mondo del Palio e nel tuo comitato?

Sono entrato nel comitato quando ero giovanissimo, grazie al rettore Benedetti. Con lui ho svolto diverse mansioni in comitato, prestandomi per qualsiasi cosa, anche quella di portare il vessillo di Canelli in piazza alla cerimonia di maggio.

Cosa rappresenta per te la tua appartenenza a Canelli?

Per me Canelli è il mio paese: sono contento quando va in piazza perché rende importante il paese e fa fare bella figura a tutti i canellesi. Quello che mi dispiace è che a Canelli il Palio è poco sentito

Vincere il Palio: cosa significa questa emozione?

Io ho fatto il segretario, il vicerettore, anche il presidente della Pro Loco. L'ultimo Palio non me lo ricordo, ero molto piccolo. Ma per me vincere il Palio vuol dire vincere il mondo. Spero che Canelli possa vincere; abbiamo già portato a casa due finali, ma io non mi accontento

LA CORSA

Canelli si affida ad Alessandro Colombati, un giovane fantino sicuramente animato da molta voglia di fare. Cavallo della scuderia Mazzeo, ancora in ricerca di un soggetto dopo che quello visto allo stadio lo scorso agosto si è infortunato.

In piazza non per onor di firma    


IL CORTEO





I signori di Canelli tra la corte di re Manfredi e gli ordini monastico-cavallereschi 

Alla metà del XIII secolo numerosi esponenti delle nobili famiglie che costituivano il consortile di Canelli, dopo aver venduto le proprie giurisdizioni feudali al Comune di Asti, emigrarono in Sicilia alla corte di re Manfredi . Imparentati con il giovane sovrano per parte della madre di lui, Bianca Lancia di Agliano, essi si distinsero per fortunate carriere presso la corte sveva che li condussero ai vertici dell’organizzazione del regno. La conquista angioina della Sicilia (1266) significò per i nobili canellesi la perdita delle posizioni guadagnate: furono messi fuorilegge e perseguitati da parte dei nuovi dominatori. Alcuni riuscirono però a trovare rifugio e protezione presso Costanza, figlia di Manfredi, che dal 1262 aveva sposato Pietro III re d’Aragona. Quando gli aragonesi riuscirono a recuperare la Sicilia (1282), molti membri della famiglia Di Canelli, grazie al favore dei nuovi sovrani, iniziarono fortunate carriere negli ordini monastico-cavallereschi dei Templari e dei Gerosolimitani, raggiungendo, tra la fine del Duecento e l’inizio del Trecento, posizioni di primo piano nell’uno e nell’altro ordine
Va ricordato fra’ Guglielmo Di Canelli che, Precettore dei Templari in Lombardia, era riuscito a sfuggire alle persecuzioni angioine. Nel 1290 la regina Costanza si interessò personalmente per fargli ottenere la Precettoria di Sicilia, trovando però opposizione da parte del Gran Maestro dei Templari Guillaume de Beaujeu. Caduto costui durante l’assedio di San Giovanni d’Acri, il suo successore, il celebre Jacques De Molay, diede nuovo impulso alla carriera di fra’ Guglielmo su richiesta di re Giacomo II d’Aragona. Nel 1294 lo stesso sovrano scriveva al Gran Maestro chiedendogli il permesso di trattenere alla sua corte fra’ Guglielmo Di Canelli “…qui nobis consanguinitatis linea est coniunctus” (che è unito a noi per linea di consanguineità). I rapporti di parentela con Bianca Lancia, che avevano fatto ottenere ai Di Canelli il favore di re Manfredi, continuavano a garantire loro la benevolenza dei nipoti, i re d’Aragona.