martedì 15 gennaio 2013

Vespa, l'uomo e il Capitano - Gli esordi e la "voglia di fare Palio"


Mario Vespa nella sua prima apparizione da Capitano nel 2006

Sette anni di mandato sono lunghi, molto lunghi, e corrispondono a quasi un'intera generazione in termini palieschi. Con Mario Vespa, dal primo di gennaio ufficialmente un ex capitano e un appassionato di Palio, abbiamo tracciato un'esperienza di queste sette anni.
Iniziamo da una domand banale: com'è stata questa esperienza da Capitano?

Credo che al Palio di aver dato tutto me steso. Ho fatto dieci anni da magistrato e sette da Capitano, quindi credo di aver dato parecchio del mio tempo. E in questi anni ho cercato di essere presente a tutte le manifestazioni collaterali e a tutte le occasioni in cui dovevo esserci. E se devo dare un consiglio a chi verrà dopo di me è quello di esserci, essere presente ed essere sempre sul campo.

Partiamo dagli inizi: qual è stata per te la molla che ti ha fatto scattare l'amore per il Palio e che ti ha portato via via a scalare i gradini del Palio fino ad arrivare al ruolo di Capitano?

La molla per me risale a davvero tanti anni fa: quando il Palio è ripreso nel '67 ero un bambino e mi sono innamorato subito della manifestazione. Specialmente quando ero bambino non me ne sono mai perso uno. i ricordo il Palio del 1969, quando ero lì sotto la pioggia in tribuna e non me ne sono andato via fino alla fine. Per un bambino come me, il Palio sapeva di sogno, di fiaba, e in particolare mi sono innamorato della figura del Capitano: mi sono portato dietro questa passione per molti anni, anche se non sono riuscita a oltivarla come volevo. Infatti dopo mi sono messo a giocare a calcio molti anni, e sono arrivato quasi alla soglia del semi professionismo e ho un po' accantonato questo sogno. Poi mi sono riavvicinato al Palio sfilando per il rione di Santa Caterina. Ma il desiderio di diventare Capitano rimaneva e appena si è presentata l'occasione di entrare nel gruppo del Capitano, l'ho colta al volo.

Diciamo che però questo amore per il Palio per te non è mai stato finalizzato per un Rione o un Borgo specifico.

No,mai: il mi amore è sempre stato finalizzata alla manifestazione. Non ho mai avuto il cuore per la manifestazione. Forse da bambino ho tifato San Pietro, altre simpatie le ho avute per la Torretta, quando ho giocato nel Torretta Santa Caterina quando il presidente era il Commendator Nosenzo, che nello stesso era anche rettore del Borgo. Però non ho mai avuto un rione di riferimento.

E' difficile, comunque, in una città come Asti, trovare il Capitano del Palio completamente neutro e indipendente.

Assolutamente. Ma io non ho mai voluto entrare nel direttivo di un Rione, o far parte di un esecutivo. Il mio punto di riferimento era di chi sovraintendeva la manifestazione, di chi organizzava. E infatti ho scelto quella strada.

Andiamo avanti con la storia: a un certo punto, dopo tanti anni da magistrato, arriva l'occasione per diventare Capitano, ma il Consiglio del Palio ti preferisce Paolo Bagnadentro. Come hai vissuto questo momento? Come una bocciatura?

No assolutamente. Anzi ci sta tutta la decisione del Consiglio del Palio. Io non sono diventato Capitano del Palio per un voto, una scheda bianca per la precisione. Nella vita, questa è una decisione ragionevole. Se fosse diventato Capitano del Palio l'ultimo arrivato, mi sarei anche potuto offendere, ma visto che la scelta è caduta su Paolo Bagnadentro, ho trovato la decisione plausibile. Nella vita non si può sempre vincere ma si può anche perdere. Ho detto fin dal primo minuti che non avrei più fatto il magistrato, perchè l'ho fatto per dieci anni e l'ho sempre fatto bene, ma ho anche sempre detto che quando si sarebbe ripresentata l'occasione, mi sarei ripresentato e avrei riprovato. Così ho fatto, e l seconda volta ho stravinto. Segno, penso, della fiducia che il Consiglio del Palio aveva nei miei confronti. 1) Continua