Nella serata del 14 c.m., durante la serata con tema “Il Turismo, oro nero del Piemonte!?”, la Dottoressa Rossi, Direttore generale di Sviluppo Piemonte Turismo, ha confermato quanto sia importante “FARE” squadra e di quanto, nel mondo sempre connesso, lo sia la comunicazione, in particolar modo quella su internet.
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lunedì 27 giugno 2016
"Palio, perchè non pensare a un sito comune?"
Nella serata del 14 c.m., durante la serata con tema “Il Turismo, oro nero del Piemonte!?”, la Dottoressa Rossi, Direttore generale di Sviluppo Piemonte Turismo, ha confermato quanto sia importante “FARE” squadra e di quanto, nel mondo sempre connesso, lo sia la comunicazione, in particolar modo quella su internet.
giovedì 5 maggio 2016
mercoledì 7 ottobre 2015
martedì 10 febbraio 2015
giovedì 29 gennaio 2015
sabato 27 settembre 2014
Riceviamo e pubblichiamo
Riceviamo e pubblichamo:
Al fine di porre fine alle confuse voci circolanti nell’ambiente paliofilo, informiamo che il provvedimento di radiazione preso dall’A.s.t.a. - Associazione Sbandieratori di Tradizione Astigiana - nei nostri confronti nel marzo 2013 è stato dapprima sospeso dall’Autorità Giudiziaria di Asti e poi ritirato dall’ A. s.t.a. stessa a gennaio 2014, con conseguente nostro reintegro nei ranghi della società a tutti gli effetti. A coloro che si sono stupiti della nostra mancata partecipazione alle manifestazioni astigiane e non, nel nostro consueto ruolo di sbandieratori del Palio di Asti, comunichiamo che a malincuore abbiamo deciso di non rinnovare la tessera sociale per l’anno 2014. Cogliamo l’occasione per augurare a tutti buon Palio 2014, il primo per noi senza A.s.t.a. ma non per questo meno sentito!
Firmato Federico ARIONE, Paolo CERRATO, Mario COLUCCIELLO,
Ivano NEGRO, Andrea PIANO, Stefano ROSSI, Saverio SARACCO .
Firmato Federico ARIONE, Paolo CERRATO, Mario COLUCCIELLO,
Ivano NEGRO, Andrea PIANO, Stefano ROSSI, Saverio SARACCO .
mercoledì 19 marzo 2014
giovedì 13 marzo 2014
sabato 5 ottobre 2013
Bartoletti: "Contro di me un atteggiamento assolutamente non garantista di alcuna legalità"
Dopo tutto quanto è
successo ad Asti, vorrei esprimere la mia opinione sui fatti
accaduti, ma così facendo userei lo stesso sistema adottato da molti
quotidiani e social network che sicuramente fanno il loro lavoro e
raccolgono opinioni, molte delle quali hanno leso la mia immagine
morale e professionale, che non mancherò di difendere attraverso le
vie legali. Quello che più mi ha sorpreso sono le dichiarazioni del
Capitano del Palio Enzo Clerico che contravvenendo a quanto disposto
dall'art.64 del Regolamento del Palio di Asti ha espresso opinioni e
sanzioni, prima ancora di avere terminato l'istruttoria della
pratica, informando del provvedimento l'opinione pubblica, prima
ancora che mi fosse notificato l'addebito in piena inosservanza del
sopracitato articolo, che recita ultimo capoverso “Avverso
alle sanzioni o alle risoluzioni di controversie deliberate dal
Capitano e dal Magistrato del Palio è ammesso reclamo scritto entro
10gg dalla decisione impugnata. Il Capitano ed il Magistrato
decideranno sul reclamo entro i successivi 30gg.”
Pertanto è come se un
Giudice di Tribunale sentenziasse avendo ascoltato solo il Pubblico
Ministero e non anche l'Avvocato della Difesa. L'atteggiamento non è
certo garantista di alcuna legalità non soltanto per Jonatan
Bartoletti, ma per tutti gli aspetti che riguardano il Palio di Asti.
Quanto espresso ritengo sia ben comprensibile a due esperti legali
quali sono il Presidente del Consiglio del Palio di Asti, Sindaco di
Asti Avv. Fabrizio Brignolo e all'Assessore al Palio, Avv. Alberto
Pasta. Ho comunque presentato la mia memoria difensiva al Capitano e
al Magistrato del Palio, inviandola per conoscenza al Sig. Sindaco e
all'Assessore al Palio, oltre che al Rettore del Borgo Santa Maria
Nuova Ing. Marco Gonella, che ringrazio per le sue considerazioni in
merito alla vicenda. Nel mio attuale silenzio c'è la convinzione di
ricorrere rispettando il “Regolamento del Palio di Asti”. Qualora
non soddisfatto, mi riserverò di esporre le mie ragioni in altra
sede legale in merito all'evento accadutomi, “simile ad altri
non sanzionati, in particolare il giorno seguente”, a
dimostrazione che le regole alle quali ci sottoponiamo correndo il
Palio, non garantiscono pari equo giudizio.
Lasciatemi solo
aggiungere che l'incidente che ha coinvolto il mio cavallo, dal
sottoscritto messo a disposizione per correre il Palio, era un fedele
amico con il quale ho passato ore, giorni e mesi di lavoro, per
portarlo nelle migliori condizioni alla partecipazione della corsa
fatto accertato anche in sede di controllo veterinario pre-palio.
Siamo caduti entrambi, con la stessa dinamica, dinamica di una mossa
che ho avuto modo di spiegare nel mio ricorso. Il mio primo
dispiacere è per il cavallo e pertanto sono amareggiato per le
dichiarazioni del Capitano del Palio, che danno di me un ritratto
umano e professionale che non mi rispecchia e completamente rigetto.
Tengo momentaneamente fede alle regole che legano tutti gli attori
della Vostra storica Festa, Amministratori, Dirigenti di Borghi e
Comuni, Contradaioli e Fantini, che onorandola nella sua complessità,
possono incorrere in situazioni non dipendenti da volontà ma da
casualità, senza colpevolezza per l'accadimento di eventi, che
fanno parte di meccanismi che con tutti gli sforzi possibili, non
possono essere ricondotti alla perfezione, che non esiste in
qualsiasi manifestazione storica o sportiva che sia.
Jonatan
Bartoletti
mercoledì 25 settembre 2013
Bircolotti: "L'incidente a Mamuthones non è una scusa per affondare il Palio"
Lontano ormai una settimana dalla manifestazione , una manifestazione che quest'anno ha messo dura prova l'organizzazione, i rioni, i borghi e i comuni voglio fare alcune considerazioni . Chiedo però che non vengano prese per critiche da chi verrà toccato dalle mie parole ma che vengano intese come parole costruttive da chi lavora, da chi si da da fare un anno o una vita per vedere il palio crescere, quindi da tutti gli addetti ai lavori. Continuo a vedere e sentire uno strascico di critiche, notizie, e forse anche cattiverie gratuite verso una manifestazione che non ha altro che ricevere applausi per come costruita e diretta da chi sta dietro a lavorarci. Ho visto negli anni cambiare amministrazioni , capitani, rettori, ma ho sempre visto gente svolgere un lavoro con passione e sacrificio, costantemente per arrivare al fatidico giorno del Palio che decreterà poi un vincitore e venti perdenti che in un attimo vedranno sfumare tutto il lavoro di un anno.
Il Palio sì, ha avuto una nota negativa, forse la peggiore di tutto ciò che può accadere in una corsa di cavalli, ma non si deve portare fuori il palio per questa nota come e' accaduto in un attimo dopo l'incidente. I media vivono di notizie negative ,perché l'audience si crea con il fattaccio non con l'immagine bella del palio che finisce con una vittoria e con un lavoro di un anno.
Il lunedì il palio e' rimasto chiuso in Asti e nessuno di coloro che si sono fatti la bocca piena la domenica divulgando in tutta fretta la notizia di un brutto incidente ne ha fatto una notizia positiva, ma sono andati a cercare il pelo nell'uovo forse ancor più brutto dirlo ,sperando che qualche altro incidente venisse a galla...
Non è così , per mio modesto parere, da ignorante dallo scrivere sulla carta stampata , e' un po' quello che sta accadendo adesso nella società attuale ,prima si spara a zero si terrorizza la gente e quando la gente non sa più dove sbattere la testa allora si cerca di dare notizie che tranquillizzino ma forse era bene pensarci prima ........... Ribadisco il mio concetto sul fatto accaduto io sono un mossiere....anzi un uomo che prima di puntare il dito su chi può essere il colpevole ci pensa mille volte.
Il lunedì il palio e' rimasto chiuso in Asti e nessuno di coloro che si sono fatti la bocca piena la domenica divulgando in tutta fretta la notizia di un brutto incidente ne ha fatto una notizia positiva, ma sono andati a cercare il pelo nell'uovo forse ancor più brutto dirlo ,sperando che qualche altro incidente venisse a galla...
Non è così , per mio modesto parere, da ignorante dallo scrivere sulla carta stampata , e' un po' quello che sta accadendo adesso nella società attuale ,prima si spara a zero si terrorizza la gente e quando la gente non sa più dove sbattere la testa allora si cerca di dare notizie che tranquillizzino ma forse era bene pensarci prima ........... Ribadisco il mio concetto sul fatto accaduto io sono un mossiere....anzi un uomo che prima di puntare il dito su chi può essere il colpevole ci pensa mille volte.
Forse come detto in sede di riunione non pretendiamo troppo da questi ragazzi, non chiediamogli l'impossibile, facciamoli arrivare a correre con la concentrazione di far bene non di strafare, cuciamogli un vestito adeguato addosso, non un abito troppo grande o troppo stretto.
Reputo i fantini i miei ragazzi e continuerò a dirlo fino al giorno che salirò li sopra.
Il canapo più basso, il nervosismo del cavallo, la tensione del fantino, il canapo che non sgancia, il mossiere che ritarda sono tutte teorie che calzano a pennello dopo un incidente come questo, ma non colpevolizziamo, non dobbiamo cercare un colpevole per forza per poter dire ecco abbiamo la testa di colui che ha distrutto la manifestazione. Continuate a lavorare così per il Palio di Asti che non avete sbagliato nulla. L'incidente come altri mille incidenti alla mossa con un epilogo così non era mai accaduto nella storia dei palii e se fosse caduto in maniera diversa si sarebbe rialzato, il Palio avrebbe avuto il suo corso, saremmo arrivati alla finale e chissà se fosse stato tutto lineare se nessuno dopo il martedì ne avrebbe più parlato. Concludo rivolgendomi a tutti coloro che non godono di certi aspetti del palio ma che soffrono per questi accaduti perché con i cavalli vivono costantemente ma l'incidente se pur a volte potrebbe essere risparmiato per un imprecisione, una fretta , una manovra sbagliata non deve essere il mezzo per affondare il Palio.
Ringrazio tutti i rettori che in sede di riunione dopo l'accaduto mi hanno dato piena fiducia ,sinceramente emozionandomi e penso che non si sia esitato a vederlo ma sono fatto così .
Un grazie a tutta la macchina organizzativa del Palio dal l'assessore Pasta al Capitano Clerico a Berlinghieri e a tutti i Rettori a Matteo e Fabrizio della Digos che non mi hanno mollato un attimo e un abbraccio particolare al Rione Santa Maria Nuova.
Renato Bircolotti
martedì 24 settembre 2013
"Daniele e Valter, estro e inventiva al servizio del corteo storico"
Riceviamo e pubblichiamo:
Da diversi anni Daniele e Valter, titolari della D.V. Costumi di Mongardino d’Asti, frazione Terpone, hanno messo il loro estro e la loro inventiva al servizio di gruppi e associazioni che necessitano di ricostruire fedelmente situazioni e momenti collocati in un preciso periodo storico.
Nel Palio 2013 hanno dato un ulteriore segnale della loro abilità (e generosità) disegnando, creando e donando gli abiti indossati nel Corteo Storico da due splendide ragazze del Rione San Martino San Rocco, che in sfilata “viaggiavano” sul Carro della Vittoria.
Doveroso da parte del Comitato biancoverde rivolgere loro i più sentiti ringraziamenti, oltre agli apprezzamenti per la cura e l’attenzione mostrate nel confezionare i due splendidi costumi.
Paola Romagnoli San Martino San Rocco
Da diversi anni Daniele e Valter, titolari della D.V. Costumi di Mongardino d’Asti, frazione Terpone, hanno messo il loro estro e la loro inventiva al servizio di gruppi e associazioni che necessitano di ricostruire fedelmente situazioni e momenti collocati in un preciso periodo storico.
Nel Palio 2013 hanno dato un ulteriore segnale della loro abilità (e generosità) disegnando, creando e donando gli abiti indossati nel Corteo Storico da due splendide ragazze del Rione San Martino San Rocco, che in sfilata “viaggiavano” sul Carro della Vittoria.
Doveroso da parte del Comitato biancoverde rivolgere loro i più sentiti ringraziamenti, oltre agli apprezzamenti per la cura e l’attenzione mostrate nel confezionare i due splendidi costumi.
Paola Romagnoli San Martino San Rocco
mercoledì 18 settembre 2013
Goitre: "Non si ama il Palio senza amare i cavalli"
Riceviamo e pubblichiamo
Domenica, avendo sfilato, mi trovavo nel parterre di piazza Alfieri; e stavo per assistere alla prima batteria del Palio quando (forse per un terribile incidente, forse per errore del fantino) il cavallo Mamuthones è morto rovesciandosi oltre il canapo.
La reazioni sono state tantissime, e molto diverse tra loro: da un lato chi, animalisti in testa, ha chiesto l’immediata soppressione della manifestazione; dall’altro quelli che, come me e tanti altri amanti del Palio, la pensa diversamente. Le tesi si sono scontrate duramente in questi giorni, e l’eco del dibattito è stata ulteriormente amplificata dai social network.
Se ogni opinione è lecita, però, una narrazione fedele, e mai tendenziosa, dei fatti e una giusta dose di coerenza sono d’obbligo, specie da parte di chi fa informazione.
Quanto alla fedeltà narrativa, ho trovato piuttosto ingiusto il titolo in prima pagina del Suo giornale di lunedì: “Asti, quel cavallo morto per far giocare dame e cavalieri”. Non mi è chiaro cosa Gianluca Nicoletti intendesse per “giocare”. Ma se aveva in mente qualcosa di prossimo al “divertirsi”, sappia che nessuno (ma proprio nessuno!) si è divertito a veder morire un cavallo; e meno di tutti chi, come le dame e i cavalieri reduci dalla sfilata, si trovava in piazza mentre la tragedia si consumava.
Chi c’era è testimone di una piazza completamente ammutolita; dei pianti di molti presenti, e della disperazione stampata sui volti; dell’applauso generale alla decisione di rinviare la corsa, il cui clima festoso era ormai completamente guastato.
Non si ama il Palio senza amarne i protagonisti, ovvero i cavalli.
Tantomeno la morte di un così splendido animale è necessaria alla corsa, come invece faceva intendere il titolo: il Palio non è una corrida, né un combattimento tra cani, che devono invece finire con una vittima. Negli anni sono anzi stati fatti enormi sforzi sul lato della sicurezza, e infatti i risultati si sono visti: dal 2003 i cavalli vittime sono stati 5, Mamuthones compreso. Se in passato le morti erano nell’ordine di una a corsa, oggi il loro numero è stato drasticamente abbattuto.
Infine, la decisione di sospendere il Palio è stata presa non per la morte del cavallo, come scritto da tanti giornali (anche nazionali), quanto per la pioggia fittissima.
Quanto alla coerenza, sarebbe meglio se chi sostiene che una corsa non vale il mettere in pericolo la vita di un cavallo, tenesse a mente che nemmeno cinture e scarpe in pelle crescono sugli alberi. La stessa carne, come insegna qualunque vegetariano, è rinunciabile: il che rende il mangiare animali un piacere non necessario, non diversamente dal vederli correre.
L’unica differenza: per fare una bistecca o una borsa è indispensabile uccidere; per correre un Palio, no.
Forse sarebbe il caso di ricordarlo all’ex Ministro Brambilla, in prima linea contro il Palio, la quale quando non fa politica commercializza prodotti ittici (spero almeno che quei pesci si siano suicidati!).
Sarebbe anche opportuno farlo presente a Bruno Gambarotta, che su La Stampa di martedì, invitava a sopprimere la corsa e a valorizzare le Sagre: inciampare su un piatto di agnolotti sarebbe, a suo dire, meno violento che inciampare contro un canapo. Peccato che alle Sagre 2013, tra agnolotti d’asino (Calliano), al sugo di carne (Rocca d’Arazzo) e con sugo d’arrosto (Viarigi), non ci fosse neanche un piatto di agnolotti non condito a carne.
Chissà quante vittime per un piatto di agnolotti…
Enrico Goitre
martedì 17 settembre 2013
"Panem et circensem" e le mie "riflessioni paradossali"
Cari lettori, voglio pubblicare questa lettera che ho ricevuto, da parte di una animalista e antispecista convinta. Lo faccio per una precisa scelta: dal momento che sono stato tirato in causa direttamente, ed essendo la stessa indirizzata a praticamente tutti gli organi di informazione del Piemonte, ho deciso che siate voi i primi ad averne notizia. La pubblico integralmente proprio perché possa rimanere da "matrice" e non si presti a tagli che possano inficiarne il senso ultimo del ragionamento. So come gira il mondo e vorrei prendere le mie tutele. E' la mia ultima e sola posizione ufficiale che prenderò di fronte alle altre eventuali lettere o richieste.
Riceviamo e pubblichiamo:
"Domenica pomeriggio, ero ad Asti per manifestare il mio dissenso nei confronti della corsa dei cavalli, punta di diamante del Palio di Asti. Un presidio autorizzato dalla Questura ha raccolto rappresentanti di associazioni animaliste e antispeciste e di cittadini, tra cui diversi astigiani, che hanno voluto prestare la loro voce ai cavalli che, come tutti gli animali, non possono farla sentire. Purtroppo non bastano, o forse non vengono volutamente capiti, i nitriti di quelle povere bestie costrette a lavorare per dare spettacolo.
Non avevo mai visto il palio da vicino, incorniciato da una città che pare stringersi attorno a questo evento. Sarà stata la pioggia insistente ma devo ammettere che ho visto una città desolante. Non sono entrata nella piazza ad assistere alla corsa perché non reggo all’emozione (negativa) di vedere cavalli inquieti, nervosi, frustrati e frustati alla partenza, lanciati in una corsa innaturale e pericolosa per pochi drammatici minuti. Quest’anno non avrei retto all’emozione della tragedia che ha colpito Mamuthones, morto ancor prima di partire. Il fantino gli ha sferzato alcuni colpi di nerbo, uno strumento considerato del tutto legale, se non addirittura utile, quando ancora il canapo era alto: probabilmente per sottrarsi al dolore, il cavallo è inciampato nel canapo, è caduto a terra, sbattendo la testa e rompendosi l’osso del collo. Tutto ciò che so della tragedia, l’ho appreso dalle cronache, dal racconto di chi ha assistito allo spettacolo e lo ha riferito a noi del presidio e da un filmato diffuso in rete. Immagino un cavallo stramazzare a terra e rompersi l’osso del collo davanti alla folla smaniosa di vedere lo spettacolo. Ammesso che fino ad allora ci si volesse “divertire”, dopo la morte di un cavallo, il tredicesimo dal 2003 a oggi, forse era il caso di uscire tutti in massa e prendere coscienza dell’inciviltà di quello spettacolo. Invece no. Non bisogna essere psicologi per sapere quanto attiri la spettacolarizzazione del dolore: non è stata una sorpresa vedere che gli spettatori sono rimasti incollati al loro posto finché la pioggia fine si è trasformata in pioggia battente, segnando la fine delle speranze di spettatori e organizzatori di veder proseguire lo spettacolo. Su alcuni giornali ho letto che si è deciso di sospendere il palio “per la morte del cavallo” ma chi era là ha capito benissimo che se la pioggia fosse cessata e fosse tornato il sole, in un batter d’occhio, con una veloce asciugata del terreno, tutto si sarebbe magicamente ripreso. Quello era il momento del divertimento e soprattutto del business. Il giorno dopo, forse, ci si sarebbe soffermati sul povero Mamuthones: invece il giorno dopo ci si è concentrati di più sul cavallo che ha vinto che su quello morto. Penso a Mamuthones come a un morto sul lavoro con la differenza che un operaio che muore cadendo da un’impalcatura ha cercato disperatamente di lavorare perché il lavoro è un suo diritto mentre Mamuthones e tutti gli animali lavoratori cercano disperatamente di non lavorare perché è un loro diritto non farlo: il lavoro non dà loro dignità ma li rende ridicoli, li svilisce, li riduce a oggetti e a macchine per essere sfruttati. Un cavallo ha un’eleganza e una fierezza innata e noi animali umani lo riduciamo a burattino costringendolo a correre, comandato a bacchetta e, come se non bastasse, frustato.
La notizia della sua morte ha addolorato tutti noi che eravamo al presidio ed è comprensibile che il dolore si sia trasformato in rabbia e che la rabbia abbia fatto volare qualche parola di troppo. Certo, la rivoluzione non è un pranzo di gala: se ci si fosse seduti a un tavolo con le istituzioni a ragionare di abolire questa maledetta corsa di cavalli, si sarebbero usati toni diversi. Gli animalisti e gli antispecisti parlano con la voce degli animali: non bisogna essere etologi per capire che se un cavallo potesse esprimere la sua contrarietà per questa corsa incivile, il linguaggio che userebbe non sarebbe certo un linguaggio da educande.
Quando contesto questo genere di spettacolo, chi lo difende lo fa in nome della tradizione, della cultura, del turismo, del lavoro, della didattica. Domenica non ho visto nulla di tutto ciò. Sono rimasta fino a sera per vedere l’espressione del pubblico che usciva da Piazza Alfieri. Mi aspettavo di vedere persone per lo meno turbate, se non addirittura sconvolte, dopo ciò che era successo, invece ho visto persone forse un po’ indispettite da quella pioggia battente che aveva rovinato tutto: infatti erano rimaste lì finché la pioggia non le ha costrette ad abbandonare la piazza. Ho visto genitori con bambini: non so cosa possano avere risposto certi genitori alle domande dei bambini che ci spiazzano con la loro curiosità e che in genere hanno molto da insegnare agli adulti quanto a empatia con gli animali. Come spiegare a quei bambini che Mamuthones è stato ucciso dagli adulti per “divertimento”? Quel pubblico mi ha ricordato il pubblico del Colosseo in quegli spettacoli che sono una vergogna della nostra storia antica. Coi Romani funzionava così: panem et circenses e quella locuzione ieri era la didascalia più calzante per Piazza Alfieri.
Quando accadono episodi incresciosi come questo, trovo interessante sentire cosa ne pensa la parte in causa, non nel senso delle vittime (che in questo caso non possono parlare) ma di coloro che le hanno causate: si dovrebbe dire “carnefici” ma voglio essere più delicata possibile, senza offendere nessuno. Tra tutte le riflessioni lette, ho trovato interessanti, proprio perché paradossali, quelle del direttore de Il canapo Alessandro Franco, che le ha generosamente pubblicate, pensando di dare una lezione di “sviluppo, storia, cultura e costume”, secondo quello che è lo slogan del suo sito dedicato al palio. A proposito di slogan, mi ha colpito il suo riferimento agli slogan di animalisti e antispecisti, non certo delicati come cerco di essere io che sono orgogliosamente animalista e antispecista, e si stupisce che quelle persone condividono sui social network le foto dell’incidente. Non bisogna essere un esperto della comunicazione per capire che quello è il solo modo per far conoscere l’essenza di questa “festa” perché parecchi mezzi di informazione, elementi trainanti di quel sistema malato, non si concentrano certo sulla morte di un cavallo che “danneggia” il business. Contrariamente a ciò che ho sentito da diversi pulpiti, io non auguro la morte ad alcun fantino, anzi, spero che ciascun fantino si ravveda da ciò che ha fatto finora e che interrompa questa catena di morte. E quando il direttore scrive “rispettiamo le opinioni (per altro legittime) di quelli a cui il Palio non piace ma chiediamo che vengano rispettate anche le nostre” taglia fuori un pezzo dell’ingranaggio: le opinioni dei cavalli. E’ davvero singolare che chi ama i cavalli, come il direttore dice di amare, non sappia leggere nella loro mente: ce l’hanno scritto in fronte che non vogliono essere schiavi frustati.
Ed è interessante la sua riflessione sulla “vera barbarie del progresso" identificata in “precariato, difficoltà quotidiane, incertezza per il futuro” e “tutto il progresso umano è basato sullo sviluppo umano”: un ragionamento a cui non aggiungo sulla se non che il primo segno di debolezza nell’affrontare un argomento lo si dà proprio passando a un altro.Oggi si parla di palio e sviare il discorso significa essere impantanati in un sistema che mi auguro crolli prima possibile.
Vorrei tornare il prossimo anno ad Asti e vedere uno spettacolo storico, culturale, turistico, didattico, senza sfruttamento di animali, con un pubblico di tutte le età che possa essere fiero della sua città e delle sue tradizioni.
Vorrei rifarmi di ciò che ho visto quest’anno, uno spettacolo in cui l’elemento migliore è stato un cartello, il più diffuso, appeso al collo di parecchie persone che recitava Sono di Asti e sono contro il palio".
"Domenica pomeriggio, ero ad Asti per manifestare il mio dissenso nei confronti della corsa dei cavalli, punta di diamante del Palio di Asti. Un presidio autorizzato dalla Questura ha raccolto rappresentanti di associazioni animaliste e antispeciste e di cittadini, tra cui diversi astigiani, che hanno voluto prestare la loro voce ai cavalli che, come tutti gli animali, non possono farla sentire. Purtroppo non bastano, o forse non vengono volutamente capiti, i nitriti di quelle povere bestie costrette a lavorare per dare spettacolo.
Non avevo mai visto il palio da vicino, incorniciato da una città che pare stringersi attorno a questo evento. Sarà stata la pioggia insistente ma devo ammettere che ho visto una città desolante. Non sono entrata nella piazza ad assistere alla corsa perché non reggo all’emozione (negativa) di vedere cavalli inquieti, nervosi, frustrati e frustati alla partenza, lanciati in una corsa innaturale e pericolosa per pochi drammatici minuti. Quest’anno non avrei retto all’emozione della tragedia che ha colpito Mamuthones, morto ancor prima di partire. Il fantino gli ha sferzato alcuni colpi di nerbo, uno strumento considerato del tutto legale, se non addirittura utile, quando ancora il canapo era alto: probabilmente per sottrarsi al dolore, il cavallo è inciampato nel canapo, è caduto a terra, sbattendo la testa e rompendosi l’osso del collo. Tutto ciò che so della tragedia, l’ho appreso dalle cronache, dal racconto di chi ha assistito allo spettacolo e lo ha riferito a noi del presidio e da un filmato diffuso in rete. Immagino un cavallo stramazzare a terra e rompersi l’osso del collo davanti alla folla smaniosa di vedere lo spettacolo. Ammesso che fino ad allora ci si volesse “divertire”, dopo la morte di un cavallo, il tredicesimo dal 2003 a oggi, forse era il caso di uscire tutti in massa e prendere coscienza dell’inciviltà di quello spettacolo. Invece no. Non bisogna essere psicologi per sapere quanto attiri la spettacolarizzazione del dolore: non è stata una sorpresa vedere che gli spettatori sono rimasti incollati al loro posto finché la pioggia fine si è trasformata in pioggia battente, segnando la fine delle speranze di spettatori e organizzatori di veder proseguire lo spettacolo. Su alcuni giornali ho letto che si è deciso di sospendere il palio “per la morte del cavallo” ma chi era là ha capito benissimo che se la pioggia fosse cessata e fosse tornato il sole, in un batter d’occhio, con una veloce asciugata del terreno, tutto si sarebbe magicamente ripreso. Quello era il momento del divertimento e soprattutto del business. Il giorno dopo, forse, ci si sarebbe soffermati sul povero Mamuthones: invece il giorno dopo ci si è concentrati di più sul cavallo che ha vinto che su quello morto. Penso a Mamuthones come a un morto sul lavoro con la differenza che un operaio che muore cadendo da un’impalcatura ha cercato disperatamente di lavorare perché il lavoro è un suo diritto mentre Mamuthones e tutti gli animali lavoratori cercano disperatamente di non lavorare perché è un loro diritto non farlo: il lavoro non dà loro dignità ma li rende ridicoli, li svilisce, li riduce a oggetti e a macchine per essere sfruttati. Un cavallo ha un’eleganza e una fierezza innata e noi animali umani lo riduciamo a burattino costringendolo a correre, comandato a bacchetta e, come se non bastasse, frustato.
La notizia della sua morte ha addolorato tutti noi che eravamo al presidio ed è comprensibile che il dolore si sia trasformato in rabbia e che la rabbia abbia fatto volare qualche parola di troppo. Certo, la rivoluzione non è un pranzo di gala: se ci si fosse seduti a un tavolo con le istituzioni a ragionare di abolire questa maledetta corsa di cavalli, si sarebbero usati toni diversi. Gli animalisti e gli antispecisti parlano con la voce degli animali: non bisogna essere etologi per capire che se un cavallo potesse esprimere la sua contrarietà per questa corsa incivile, il linguaggio che userebbe non sarebbe certo un linguaggio da educande.
Quando contesto questo genere di spettacolo, chi lo difende lo fa in nome della tradizione, della cultura, del turismo, del lavoro, della didattica. Domenica non ho visto nulla di tutto ciò. Sono rimasta fino a sera per vedere l’espressione del pubblico che usciva da Piazza Alfieri. Mi aspettavo di vedere persone per lo meno turbate, se non addirittura sconvolte, dopo ciò che era successo, invece ho visto persone forse un po’ indispettite da quella pioggia battente che aveva rovinato tutto: infatti erano rimaste lì finché la pioggia non le ha costrette ad abbandonare la piazza. Ho visto genitori con bambini: non so cosa possano avere risposto certi genitori alle domande dei bambini che ci spiazzano con la loro curiosità e che in genere hanno molto da insegnare agli adulti quanto a empatia con gli animali. Come spiegare a quei bambini che Mamuthones è stato ucciso dagli adulti per “divertimento”? Quel pubblico mi ha ricordato il pubblico del Colosseo in quegli spettacoli che sono una vergogna della nostra storia antica. Coi Romani funzionava così: panem et circenses e quella locuzione ieri era la didascalia più calzante per Piazza Alfieri.
Quando accadono episodi incresciosi come questo, trovo interessante sentire cosa ne pensa la parte in causa, non nel senso delle vittime (che in questo caso non possono parlare) ma di coloro che le hanno causate: si dovrebbe dire “carnefici” ma voglio essere più delicata possibile, senza offendere nessuno. Tra tutte le riflessioni lette, ho trovato interessanti, proprio perché paradossali, quelle del direttore de Il canapo Alessandro Franco, che le ha generosamente pubblicate, pensando di dare una lezione di “sviluppo, storia, cultura e costume”, secondo quello che è lo slogan del suo sito dedicato al palio. A proposito di slogan, mi ha colpito il suo riferimento agli slogan di animalisti e antispecisti, non certo delicati come cerco di essere io che sono orgogliosamente animalista e antispecista, e si stupisce che quelle persone condividono sui social network le foto dell’incidente. Non bisogna essere un esperto della comunicazione per capire che quello è il solo modo per far conoscere l’essenza di questa “festa” perché parecchi mezzi di informazione, elementi trainanti di quel sistema malato, non si concentrano certo sulla morte di un cavallo che “danneggia” il business. Contrariamente a ciò che ho sentito da diversi pulpiti, io non auguro la morte ad alcun fantino, anzi, spero che ciascun fantino si ravveda da ciò che ha fatto finora e che interrompa questa catena di morte. E quando il direttore scrive “rispettiamo le opinioni (per altro legittime) di quelli a cui il Palio non piace ma chiediamo che vengano rispettate anche le nostre” taglia fuori un pezzo dell’ingranaggio: le opinioni dei cavalli. E’ davvero singolare che chi ama i cavalli, come il direttore dice di amare, non sappia leggere nella loro mente: ce l’hanno scritto in fronte che non vogliono essere schiavi frustati.
Ed è interessante la sua riflessione sulla “vera barbarie del progresso" identificata in “precariato, difficoltà quotidiane, incertezza per il futuro” e “tutto il progresso umano è basato sullo sviluppo umano”: un ragionamento a cui non aggiungo sulla se non che il primo segno di debolezza nell’affrontare un argomento lo si dà proprio passando a un altro.Oggi si parla di palio e sviare il discorso significa essere impantanati in un sistema che mi auguro crolli prima possibile.
Vorrei tornare il prossimo anno ad Asti e vedere uno spettacolo storico, culturale, turistico, didattico, senza sfruttamento di animali, con un pubblico di tutte le età che possa essere fiero della sua città e delle sue tradizioni.
Vorrei rifarmi di ciò che ho visto quest’anno, uno spettacolo in cui l’elemento migliore è stato un cartello, il più diffuso, appeso al collo di parecchie persone che recitava Sono di Asti e sono contro il palio".
Voglio rispondere, dal momento che sono tirato in causa direttamente, alla signora Paola Re:
"Gentile signora Paola Re, prima di tutto desidero ringraziarla per i modi cortesi in cui affronta la discussione: la mia critica non era rivolta di certo a gente come lei, ma a persone che a titolo personale non considero nemmeno degne di essere chiamate come tali, persone che hanno riempito di insulti la mia casella di posta elettronica personale o con messaggi privati sui social network e che hanno scandito parole veramente indegne per l'intelligenza umana, augurando tumori, morti di congiunti e altre nefandezze che non sto a ricordare.
Seconda premessa: mi faccio portavoce, attraverso di lei ad una replica a tutti gli animalisti: per una questione meramente temporale non posso rispondere ad ognuno.
Terminate le premesse, vengo al punto: lei mi chiede "delle opinioni dei cavalli". Lo ribadisco con forza: o si è antispecista o non lo si è. Questo purtroppo banalmente è il punto, la chiave di volta di tutto il ragionamento. Io non lo sono, e considero, come già da lei riportato "lo sfruttamento animale parte del progresso umano". Vede, signora: considero semplicemente i cavalli al servizio dell'uomo, al pari degli animali addomesticati all'alba della nostra civiltà e utilizzati per i più svariati usi. Questo non significa accanirsi con loro in maniera barbara e cinica, ma sulla questione della sicurezza del Palio esiste una letteratura immensa, e non sto a ricordarle davvero tutto quanto fatto e prodotto negli ultimi anni. Il Palio non prevede la morte di un cavallo, prevede una competizione, il più sicura possibile, dove il rischio può tendere alla perfezione teorica dello 0% ma ovviamente non può raggiungerlo mai. Questo non toglie le fatalità, e le responsabilità, che non sta a me accertare ma agli organi preposti, se ci saranno.
Un'ultima analisi: lei dice che svio su alcuni argomenti: Non ho pubblicato le foto per una precisa scelta redazionale, non certo per censura - saremmo due illusi, io e lei, a pensare che nell'era degli smartphone un immagine non possa finire in rete dopo alcuni minuti e nessuno può fermarla - io parlo di Palio e la mia è stata una scelta di rispetto nei confronti di un animale che, continuo a dire, è morto nel peggiore e più straziante dei modi umanamente concepibili in un Palio.Questo che ci creda o no nella sincerità delle mie motivazioni.
Le barbarie del progresso: il Palio è una Festa fatta di socialità, di voglia di stare insieme, di una condivisione di ideali e di cose comuni, In una società iper materialista un borgo lavora un anno per vincere un "pezzo di stoffa"; questo non per sminuire il lavoro dei maestri del Palio ( a proposito, lei dice che non esiste cultura, ma quanti artisti, da Ruggeri ad Emanuele Luzzati hanno prestato la propria opera e la propria arte al Palio) ma per far capire davvero l'ideale più simbolico che reale del premio. Parlo di barbarie (una società dedita alla speculazione e dalla mercificazione, mi permetta, ben più grave di quella degli equini - di tanti giovani senza futuro). perché davvero ho sotto gli occhi tutti i giorni l'impegno e la passione che molti astigiani mettono nelle attività del proprio borgo. Di certo non ripagati dalla già nominata stoffa, ma da una vita insieme e da un sodalizio che spesso si trasforma in una seconda famiglia. Vedere per credere. Sono solito dire che "la corsa dura una manciata di secondi, tutto il resto è Palio". E' così, ma è altrettanto vero che la corsa del Palio non è l'unica cosa ma è fondamentale. Perché è la chiave di volta per capire tutto il resto, il corteo, gli sbandieratori, le cene nei comitati Palio e quant'altro. E' l'apice di una anno, è una sorta di "mezzanotte del primo gennaio" che serve per aprire e chiudere un ciclo, per ordinare le emozioni, per ritornare l'anno successivo a disputarsi il Palio in piazza. Per dare un senso e un fine ultimo di quello che lei chiama macchina malata, ma che io so non essere una rievocazione storica, un pretesto per scommesse, o un giochino fatto per i turisti. E' una Festa vera, autentica. Non voglio cambiare le sue opinioni, come lei non cambierà le mie. Siamo su posizioni troppo distanti. Ma se lei lo riterrà opportuno, venga ad Asti fin da ora non il giorno del Palio ma in un qualsiasi altro giorno. Lo accoglierò volentieri. Sono certa che il prossimo anno sarà di nuovo al presidio ma avrà molti elementi in più per giudicare.
Alessandro Franco
venerdì 13 settembre 2013
Torretta: "Grazie per le emozioni che mi avete fatto vivere"
Riceviamo e pubblichiamo:
Con queste poche righe ci tengo a ringraziare personalmente il glorioso gruppo sbandieratori e musici del borgo torretta.
In particolare il nostro boss Gianluca Tebani e l'instancabile Francesco Merlo che hanno creduto in me fin dall' inizio di questa avventura.
Mi avevano rilegato a porta bandiere , mi avete fatto ritornare ad essere uno sbandieratore vi sarò sempre grato.
La mia soddisfazione personale si unisce al grande risultato di tutto il gruppo che dopo 13 anni finalmente è tornato nelle posizioni che merita.
Sono fiero di far parte del glorioso gruppo sbandieratori e musici del borgo Torretta !!
Paolo Giordano
mercoledì 28 agosto 2013
Paliotto: "Dopo il 15 settembre si inizi una discussione seria sullo spostamento della data"
con ieri sera è iniziata ufficialmente la "corsa al Paliotto",tutti i gruppi iniziano ad intensificare gli allenamenti,e così decine di ragazzi e adulti resteranno x ore e ore nei vari parcheggi a provare le esibizioni x il giovedì antecedente il Palio. Già...da giovedì sera a domenica. Il passo e' breve...i comitati ,anzi,i rioni e i borghi chiedono manodopera e idee nuove,e molte novità sono precluse perché chi potrebbe introdurle resta fino a tarda sera a provare la "grande squadra". Mi sembra questo il paradosso più evidente della realtà astigiana. I più volenterosi possono,se il lavoro lo permette,donare alla propria sede 1-2 ore,altrimenti fino a venerdì sono invisibili. Dal giorno dopo il Paliotto bisogna scrollarsi di dosso delusione o euforia, ci sono da preparare le cene,le prove da vedere,bancarella,tanta manodopera varia da svolgere. Troppe cose in poco tempo,e la qualità delle attività collaterali spesso ne risente. Anche dove invece le cose "sono fatte bene" potrebbero essere fatte meglio.
Da sempre i partecipanti al Palio accettano di rinunciare a questa forza lavoro perché "non si sa dove mettere il Paliotto" ,perché è chiaro che queste persone servirebbero come l'aria,ma non si sa come e quando spostare la manifestazione .
La questione non è facile ,ogni alternativa ha i suoi pro e i suoi contro ,a me per ora basterebbe che si aprisse una discussione seria,a Palio finito,per spostare la gara in modo da valorizzarla e nel contempo non perdere queste preziose risorse interne.
Una discussione che esuli dalla semplice convenienza economica ma che possa partorire idee pratiche e attuabili per dare "benzina" a tutte le realtà di Palio.
Un appassionato
lunedì 19 agosto 2013
"Il Palio? Un'attesa febbrile che cresce con il passare delle ore"
È proprio in questi giorni che con il passare dalle ore, la tensione e la voglia di Palio cresce; la città si scalda, tra qualche giorno si riempirà di colori e con le prime bandiere sventolanti sopra le nostre strade, vediamo ancora i comitati che come macchine impazzite lavorano a più non posso per garantirsi il successo della festa...cos'è il Palio? Il Palio non è altro che vita pulsante nei nostri cuori!
W Il Palio
Gente di Palio
lunedì 8 luglio 2013
"Difendiamo le porte del Santo"
"Anche io volevo dire la mia in merito a questa faccenda.
Rispetto tutti e tutte le idee e ringrazio gli animalisti per quello che fanno in giro per il mondo per la salvaguardia degli animali.
Purtroppo per noi , non siamo multinazionale quindi ci tocca confrontaci quotidianamente con azioni non sempre pacifiche e non sempre con un senso logico.
Me ne vengono in mente mille forse la più clamorosa , quella del palio del pitu di tonco ma vabbe non andiamo oltre.
Non so perché le autorità comunali e il gruppo del capitano debbano perdere il loro tempo per dialogare con strutture che non ci possono dare nulla che noi non abbiamo fatto in questi anni per migliorare la sicurezza del palio.
Rettori e popoli perché andare a discutere in certi luoghi con certa gente? Niente di meglio da fare in comitato??
Facciamo tutti una bella cosa , mettiamoci tutti insieme dietro le porte della colleggiata , diamo due bei giri di chiave e cerchiamo di difendere quel poco di tradizione e di amor di patria che ci rimane.
I cavalli di legno li lasciamo a loro e gli regaliamo pure la valletta di Viatosto per correrci dentro.
Fratelli sveglia!!!
Non abbiamo bisogno di nessuno se non di noi stessi.
No al dialogo
Sì al Palio"
Lettera firmata
domenica 9 giugno 2013
"C'erano una volta gli sbandieratori del Palio di Asti"
Riceviamo e pubblichiamo l'intervento di un nostro lettore in merito ai recenti sviluppi dei problemi riguardanti la sede di allenamento dei gruppi sbandieratori e musici.
Come ormai i Gruppi di Musici e Sbandieratori sanno nella nostra città vige il divieto più assoluto di allenarsi e prepararsi: le recenti lamentele degli abitanti della zona attorno al Centro commerciale il Borgo, nel cui piazzale si allenavano 7 dei 14 Gruppi Cittadini, hanno portato ad una decisione unilaterale da parte dell’Amministrazione che ha decretato l’impossibilità di svolgere allenamenti nel posteggio del centro commerciale.
Voglio sottolineare la prepotenza della decisione, accolta come un fulmine a ciel sereno nel mondo degli Sbandieratori dei comitati cittadini; si è puntato semplicemente a zittire una parte di cittadinanza (probabilmente avversa completamente al mondo del Palio) senza specificare alla cittadinanza Tutta i motivi di tali disturbi e, trovare una soluzione concordata tra cittadini e “disturbatori” che rimangono senza diritto di far valere le proprie ragioni; in Torretta negli anni si è trovata una soluzione che alla fine è riuscita ad accontentare tutti (gli allenamenti per giunta si svolgono in mezzo ad una zona residenziale con altissima densità abitativa): si è fatta valere la cittadinanza nel rispetto del riposo, con orari ben definiti e non eccessivamente invasivi, e il diritto di allenarsi per il Gruppo Sbandieratori e Musici ( la situazione è stata volutamente semplificata ma fotografa in pieno la necessità di dialogo per la risoluzione di problemi di quieto vivere sociale).
E’ proprio questo l’aspetto che lascia maggiormente interdetti, ovvero una chiusura definitiva, non negoziabile e miope, che lascia gran parte degli sbandieratori di Asti in una situazione che ne annulla la programmazione anche a brevissimo termine, l’ordinanza che infatti autorizza l’attività di allenamento dei gruppi infatti mostra evidenti lacune circa i luoghi preposti all’allenamento, largamente insufficienti e per giunta già occupati dai rimanenti gruppi di sbandieratori, e non esprime la valenza sociale ed identitaria dell’attività paliofila in questo campo, fotografandola come un disturbo per tutti (amministrazione compresa) da sopportare per fare un piacere a quei pirla in calzamaglia.
Mi interrogo sulla possibilità che questa possa rappresentare una decisione che darà avvio ad una nuova stagione a difesa del “silenzio” (scusate ma faccio fatica a comprendere tale termine chiuso tra tracciati autostradali e strade cittadine rumorosissime, trafficatissime e dissestate), che costringerà i nostri gruppi a chiudere i battenti, con un amministrazione sempre più lontana dal mondo del Palio ove la dimensione umana è preponderante, e sempre più vicina agli aspetti politici ed economici della manifestazione; senza dimenticare nel frattempo di spremere per bene queste realtà, che ormai vivono in conflitto aperto con il Comune che non ne cura l’attività, non le promuove e le opprime con decisioni non condivise e condivisibili.
La gran parte delle realtà vive per auto sostentamento dell’attività, con costi che si impennano e problematiche che si sommano alla già difficile ricerca di un posto nel mondo del Palio, la situazione per queste realtà non è rosea (nonostante le crescite esponenziali a livello nazionale di diversi Gruppi) e imminente è la chiusura forzata di moltissimi gruppi; per un comitato gli sbandieratori sono un investimento in larga parte a perdere e non rappresentano più quella molla, quel volano che lega le sale delle sedi coi borghigiani.
Bisogna intervenire prima di perdere il patrimonio accumulato in 40 anni di attività.
Sarebbe opportuno che l’Amministrazione si apra a possibili dialoghi con la realtà dei gruppi di Sbandieratori e Musici, ascolti quanto riferito da questi e trovi soluzioni circa le problematiche che si sono create e riferisca alla cittadinanza sull’attività pro-Palio che queste realtà portano avanti senza sacrificarle a priori in un ottica di raccolta voti; perché è vero coi voti si governa ma non è per forza con questi che si fa Buon Governo.
Non è mia volontà andare a parare su realtà al di fuori di quella Astigiana, sono da analizzare i problemi creati e le possibili soluzioni qua ad Asti, l’unica delle città di Palio che può vantare un grandissimo numero di gruppi ( non esistono città con 14 gruppi) e rappresenta una peculiarità che non si può analizzare e discernere prendendo a riferimento altre realtà, ma va affrontata con uno spirito che leghi il Palio in tutte le sue forme alla città senza necessariamente puntare ad una crescita ed un potenziamento della macchina, ma ottenendo il massimo e facendo recitare al meglio gli attori in gioco ( e questo vale per tutto il mondo del Palio non solo gli Sbandieratori).
Lettera Firmata
Voglio sottolineare la prepotenza della decisione, accolta come un fulmine a ciel sereno nel mondo degli Sbandieratori dei comitati cittadini; si è puntato semplicemente a zittire una parte di cittadinanza (probabilmente avversa completamente al mondo del Palio) senza specificare alla cittadinanza Tutta i motivi di tali disturbi e, trovare una soluzione concordata tra cittadini e “disturbatori” che rimangono senza diritto di far valere le proprie ragioni; in Torretta negli anni si è trovata una soluzione che alla fine è riuscita ad accontentare tutti (gli allenamenti per giunta si svolgono in mezzo ad una zona residenziale con altissima densità abitativa): si è fatta valere la cittadinanza nel rispetto del riposo, con orari ben definiti e non eccessivamente invasivi, e il diritto di allenarsi per il Gruppo Sbandieratori e Musici ( la situazione è stata volutamente semplificata ma fotografa in pieno la necessità di dialogo per la risoluzione di problemi di quieto vivere sociale).
E’ proprio questo l’aspetto che lascia maggiormente interdetti, ovvero una chiusura definitiva, non negoziabile e miope, che lascia gran parte degli sbandieratori di Asti in una situazione che ne annulla la programmazione anche a brevissimo termine, l’ordinanza che infatti autorizza l’attività di allenamento dei gruppi infatti mostra evidenti lacune circa i luoghi preposti all’allenamento, largamente insufficienti e per giunta già occupati dai rimanenti gruppi di sbandieratori, e non esprime la valenza sociale ed identitaria dell’attività paliofila in questo campo, fotografandola come un disturbo per tutti (amministrazione compresa) da sopportare per fare un piacere a quei pirla in calzamaglia.
Mi interrogo sulla possibilità che questa possa rappresentare una decisione che darà avvio ad una nuova stagione a difesa del “silenzio” (scusate ma faccio fatica a comprendere tale termine chiuso tra tracciati autostradali e strade cittadine rumorosissime, trafficatissime e dissestate), che costringerà i nostri gruppi a chiudere i battenti, con un amministrazione sempre più lontana dal mondo del Palio ove la dimensione umana è preponderante, e sempre più vicina agli aspetti politici ed economici della manifestazione; senza dimenticare nel frattempo di spremere per bene queste realtà, che ormai vivono in conflitto aperto con il Comune che non ne cura l’attività, non le promuove e le opprime con decisioni non condivise e condivisibili.
La gran parte delle realtà vive per auto sostentamento dell’attività, con costi che si impennano e problematiche che si sommano alla già difficile ricerca di un posto nel mondo del Palio, la situazione per queste realtà non è rosea (nonostante le crescite esponenziali a livello nazionale di diversi Gruppi) e imminente è la chiusura forzata di moltissimi gruppi; per un comitato gli sbandieratori sono un investimento in larga parte a perdere e non rappresentano più quella molla, quel volano che lega le sale delle sedi coi borghigiani.
Bisogna intervenire prima di perdere il patrimonio accumulato in 40 anni di attività.
Sarebbe opportuno che l’Amministrazione si apra a possibili dialoghi con la realtà dei gruppi di Sbandieratori e Musici, ascolti quanto riferito da questi e trovi soluzioni circa le problematiche che si sono create e riferisca alla cittadinanza sull’attività pro-Palio che queste realtà portano avanti senza sacrificarle a priori in un ottica di raccolta voti; perché è vero coi voti si governa ma non è per forza con questi che si fa Buon Governo.
Non è mia volontà andare a parare su realtà al di fuori di quella Astigiana, sono da analizzare i problemi creati e le possibili soluzioni qua ad Asti, l’unica delle città di Palio che può vantare un grandissimo numero di gruppi ( non esistono città con 14 gruppi) e rappresenta una peculiarità che non si può analizzare e discernere prendendo a riferimento altre realtà, ma va affrontata con uno spirito che leghi il Palio in tutte le sue forme alla città senza necessariamente puntare ad una crescita ed un potenziamento della macchina, ma ottenendo il massimo e facendo recitare al meglio gli attori in gioco ( e questo vale per tutto il mondo del Palio non solo gli Sbandieratori).
Lettera Firmata
sabato 11 maggio 2013
"Come allontanare dal Palio di Asti"
Riceviamo e pubblichiamo:
Bene o male si era sulla buona strada.
Ma ecco che all'improvviso compare Pasta, che con la sua presunzione di fare del bene, dopo neanche un anno da Assessore al Palio, sta rischiando di cancellare il duro lavoro di anni.
E va bene tornare alla scelta del Maestro dei Palii ( scelta triste come i drappi presentati); Ma cosa non va bene è il non dare risalto alle bancarelle del Palio confinandole in un angolo del centro; E in ultimo non ultimo, far pagare il parterre dando come motivazione "il limitare del passaggio" dal catino ai portici, dimenticando che anche pagando il biglietto ognuno è libero di muoversi avanti e indietro, e cosa più importante, dimenticando che per alcuni ragazzi, alcuni anziani, togliere "solo" un euro dalle loro tasche può diventare una rinuncia alla manifestazione, e anche per i turisti che non conoscono il Palio o che non hanno potuto acquistare i biglietti, pagare un euro per non vedere o vedere male, può sminuire la loro curiosità.
Voglio quindi ricordare che il Palio è della città e che deve essere accessibile a tutti.
w il Palio di Asti
Riccardo Musso
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